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Una nuova questione meridionale o piuttosto una questione Toscana ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 09 Gennaio 2017 22:25

Si è conclusa con la cerimonia di una presa di servizio collettiva il giorno 30 dicembre 2016 l’avventura del concorso effettuato ai sensi del DM n. 105 del 26 febbraio 2016 .

Un dato senz’altro positivo: il CNR ha mostrato di poter effettuare concorsi in tempi ragionevoli. Certo i numeri e le condizioni in cui si sono svolte le prove scritte sono più simili a quelle dei concorsi per le Poste che ad un concorso da Ricercatore. Questo però rafforza l’idea che i tempi dei precedenti concorsi pubblici del CNR, con numeri notevolmente inferiori a quest’ultimo concorso, non fossero affatto giustificati e ci auguriamo che non siano più tollerati nel futuro i tempi biblici del passato, in cui sono occorrevano molti mesi già solo per effettuare la nomina delle commissioni.

Fig.1

Ogni concorso ha una storia a sé e poiché in questo concorso, per la prima volta, le sedi non erano predeterminate a priori l'unica possibile analisi ci è parsa quella della distribuzione geografica, basata sui dati ed utilizzando la classificazione geografica della Direzione Centrale Gestione Risorse Umane (DCGRU),  in modo da evitare quanto più è possibile le specificità dei singoli ambiti disciplinari.

Dall’analisi della distribuzione geografica  dei posti relativi ai bandi 368.1-25 (Fig. 1, la classificazione è quella utilizzata dal DCGRU), emerge un dato chiaro: il numero dei posti nelle regioni del centro è molto superiore se raffrontato con la percentuale dei ricercatori in servizio. L’incremento percentuale assoluto è di per sé molto sensibile (+9%, Fig. 2) e, se raffrontato con la percentuale dei ricercatori in servizio, comporta una variazione percentuale di +27% (Fig.3) rispetto al peso percentuale dei ricercatori delle regioni del centro. Le regioni del nord registrano un aumento assoluto di circa il 4%, che equivale ad una variazione percentuale del 15%. Il sud registra un sensibile decremento percentuale di posti assegnati: in valore assoluto (-13.5%), che comporta una variazione relativa negativa (-34%) e dà il segno di come sia stata la distribuzione dei posti degli ultimi concorsi.

Fig.2

Il dato su base regionale vede la Toscana fare il balzo in avanti più significativo :+7.5% in termini assoluti che confrontato con la percentuale di ricercatori presenti in questa regione, circa il 15%, comporta un balzo di oltre il 50% in più rispetto alla percentuale del personale in servizio. La Lombardia ha una variazione assoluta di circa +3.6% il che comporta una variazione percentuale di circa il 27%, se raffrontata con il peso attuale dei ricercatori in questa regione (circa il 13%). Tutte le regioni del sud arretrano: Campania -5% in termini assoluti ovvero -30% in termini relativi; Puglia -3.5% in assoluto il che equivale a -41% in termini relativi. La Sicilia con un -5.5% in termini assoluti perde circa il 70% in termini relativi ed è la regione che dà la cifra di una ripartizione dei posti priva di ogni programmazione.

Fig.3

Eppure nello scorso piano triennale il CNR si era impegnato a prestare una particolare attenzione allo sviluppo della ricerca nelle regioni del Sud, anche in ossequio a quanto previsto nell’ultimo Piano Triennale della Ricerca. Si è trattato dunque di un caso, di una coincidenza ? Le ragioni sono senz’altro molteplici e variano a seconda degli ambiti disciplinari.

Vi è però una responsabilità precisa dell’amministrazione del CNR.

Ripercorriamo il processo che ha portato all’emissione di questi bandi.

Avevamo già sottolineato nel luglio scorso come i bandi fossero stati emessi con un’apparente rinuncia alla programmazione  su aree strategiche in alcuni casi a dir poco fumose.

In questo concorso i profili messi a bando non erano rigidamente collegati alle sedi di lavoro.

Questa importante novità doveva servire a svincolare i partecipanti da un profilo disciplinare dettagliato che molto spesso equivaleva ad individuare a priori il potenziale vincitore.

Eppure nella delibera del CdA contente i criteri generali di questi concorsi era stata aggiunta un’importante quanto significativa integrazione: “.. potrà essere proposto un numero di sedi di lavoro pari ad un massimo del doppio dei posti a bando”.

Applicata correttamente questa previsione della delibera avrebbe consentito una forma di programmazione delle sedi di destinazione, pur mantenendo i singoli concorsi svincolati da una destinazione precisa.

La delibera è stata invece platealmente disattesa con un maldestro tentativo di aggirarla, effettuato indicando nei bandi solo le città (che non equivalgono alle sedi di lavoro ai sensi del regolamento del personale del CNR) in un numero pari al doppio dei posti ed assegnando le sedi di lavoro relative ad ogni bando solo successivamente alla pubblicazione delle graduatorie (con sedi di lavoro fra le più fantasiose come la sede di Firenze dell’ Istituto di bioscienze e biorisorse per l’area strategica di Micro-Nanoelttronica, Sensoristica, Micro-Nanosistemi in nome ovviamente della multidisciplinarietà del CNR).

Sia chiaro, non è possibile immaginare una ripartizione dei posti basata su un rigido rispetto delle percentuali dei ricercatori esistenti né l’applicazione di quanto previsto nella delibera avrebbe consentito una ripartizione “ideale”.

Essa avrebbe senz’altro consentito una ripartizione più corretta e fornito una modalità per programmare le nuove assunzioni, tenendo conto delle sedi assegnate nelle precedenti tornate.

Ed allora cosa è successo, una semplice disattenzione ? Si è violata una delibera perché non si è avuta la pazienza di leggerla fino in fondo?

Certo se si considera che le commissioni sono state nominate, ai sensi dell’attuale regolamento, in modo completamente autocratico e non certo “in modo trasparente, aperto, equo e accettato a livello internazionale” come chiede la Carta Europea dei Ricercatori, forse alcune storture appaiono evidenti.

Consideriamo la distribuzione geografica dei commissari di questi ultimi concorsi (Fig.4). La questione meridionale appare in tutta la sua evidenza, e la percentuale del 20% di commissari di istituzioni di ricerca e università di regioni del sud parla da sola. E’ ovvio nessuno può ricavare una correlazione stretta fra commissari dei concorsi e candidati risultati vincitori sulla base di un’analisi statistica, né spiegare con questo l’anomalia del numero di vincitori con sede in Toscana ma qualche spiegazione è senz’altro presente nelle percentuali riportate …

Fig. 4

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Gennaio 2017 15:12
 
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