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Sta circolando la bozza per il riordino degli Enti Pubblici di Ricerca, che dovrebbe riconoscerne l’autonomia. Purtroppo, ad un prima lettura, il testo tradisce buona parte delle attese della comunità scientifica di una reale autonomia, in accordo con la nostra Costituzione e con la Carta Europea dei Ricercatori, che pure sono richiamati nella premesse del Decreto. Pur salutando con favore l’elezione di un membro del CdA da parte della comunità scientifica interna (art. 8 e 9) , così come per il CNR finalmente sparisce l’incomprensibile presenza di membro nominati da Confindustria e dall’Union Camere , non si comprende bene con quale logica ad esempio ,e per solo per il CNR un membro del CdA sia nominato dalla conferenza dei Rettori. Nella logica dell’autonomia è del tutto legittimo che per l’INFN scompaiano dal consiglio direttivo i membri in rappresentanza di CNR ed ENEA e a differenza del CNR all’INFN dovrebbero restare 2 i membri elettiva dalla comunità scientifica (art 9 e 11) Sempre per il CNR sembra consolidarsi il ruolo dei Dipartimenti (art. 4) e sembra istituzionalizzarsi l’attività di gestione di capitali a rischio (art. 18) Il Consiglio Scientifico sarà nominato dal CdA (art. 10). previo esperimento (troppa democrazia potrebbe far male) della comunità scientifica ed economica. Cosa sarà la comunità economica ? Ma l’economia quindi non è una scienza, seppur non esatta ? A breve un’analisi approfondita del testo. Fateci pervenire le vostre considerazioni (
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