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MAIL BOMBING PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 24 Maggio 2019 11:02

Il mortiifcante ritiro della circolare 9 ha avuto l’unico scopo di mettere al riparo l’Amministrazione Centrale dal bis di una causa già ampiamente strapersa in partenza. Infatti la circolare 16 subentrata conferma diverse invenzioni sull’orario di lavoro di Ricercatori e Tecnologi inesistenti nel contratto di lavoro (articolazione dell’orario su 5 giorni, comunicazione preventiva dell’attività fuori sede, ecc.). Soprattutto non si vedono novità sul ritiro della circolare 6 sul prelievo dei fondi esterni, che rappresenta l’emergenza prioritaria per i ricercatori/tecnologi a causa degli effetti ammazzaricerca che produce. Per questo nel puro spirito dello sciopero bianco il movimento di protesta recentemente creatosi ha lanciato la proposta di inviare all’Amministrazione Centrale (nelle persone ed Uffici del Dott. Brignone, Dott.ssa Gabrielli, Dott. Preti) le comunicazioni richieste dalla Circolare 16 sul lavoro svolto fuori sede in ogni luogo ed ogni occasione: per esempio quando leggiamo o inviamo mail lavorative e siamo fuori sede (inclusa la nostra abitazione), oppure quando semplicemente transitiamo per un altro Istituto diverso dal nostro, anche se situato nelle Aree di Ricerca.

Articolo33 condivide l’iniziativa ed invita tuti i colleghi ad aderire. Farlo è semplicissimo: basta cliccare su dei link appositi (anche riportati in calce) ed il messaggio, completo di destinatari, soggetto e testo, si compone direttamente sul proprio client di posta elettronica di cellulare, computer o tablet pronto per essere inviato. Ovviamente ognuno potrà modificare il testo a suo piacimento.

Sul sito www.ilnostrocnr.it è possibile trovare tutte le informazioni, commentare l’iniziativa e proporre ulteriori modalità di attuazione.

Esempi di comunicazione e link per l’inoltro

 

  • Comunicazione di lettura/scrittura email in qualunque luogo diverso dalla sede link
  • Comunicazione di presenza o transito per altro Istituto (inclusi eventualmente quelli nella stessa Area di Ricerca) link

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Maggio 2019 11:52
 
Professor Universitari al CNR : addio al doppio mandato. Dura lex sed lex. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 24 Maggio 2019 09:22

L’articolo 7 della legge 240/2010 prevede in modo inequivocabile un limite a 5 anni per l’aspettativa, su domanda, dei professori universitari (Art 7, comma 1) :

“ I professori e i ricercatori universitari possono, a domanda, essere collocati per un periodo massimo di cinque anni, anche consecutivi, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono anche al relativo trattamento economico e previdenziale. “

 

In modo inequivocabile l'art 7 della legge 240/2010, che reca  "Norme in materia di mobilita' dei professori e dei ricercatori", ricomprende tutte le previsioni precedenti sulla collocazione in aspettativa dei professori universitari, su domanda,  fatte salve evidentemente le collocazioni in aspettativa obbligatoria  per situazioni di incompatibilità, di cui all’art 13 del DPR 382/80.

 

La maggior parte delle Università sembra ignorare la legge, con la notevole eccezione di alcune di esse (ex. Università di Cagliari,  Università di Ferrara, Università di Bari, ..) fra cui l’Università di Firenze, l’ex datore di lavoro dell’attuale presidente del CNR che con un atto del rettore dell’epoca ed attuale consigliere di Amministrazione del CNR ha previsto la collocazione in aspettativa su domanda con una procedura da effettuare tenendo conto dell’art. 7 della L. 240/2010.

 

 

Fra le aspettative a domanda un caso rilevante è quello richiesto dall'art 15 Statuto del CNR, che impone la collocazione in aspettativa  dei professori universitari nominati direttori di istituto o dipartimento, ai sensi  dell’art 12 del legge 382/80 (Direzione di istituti e laboratori extrauniversitari di ricerca).

 

Dura lex sed lex, anche se non prevista nei regolamenti di Ateneo il limite di legge si applica in ogni caso a tutte le richieste di collocazione in aspettativa su domanda e il limite imposto dall’art. 7 della legge 24072010 non prevede eccezioni.

Pertanto il periodo massimo di aspettativa, su domanda,  che può essere concesso ai professori universitari è di massimo 5 anni.

 

D’altra parte il CNR non può certo ignorare una previsione di legge con il rischio di rendersi complice di una truffa ai danni dello stato, visto che la collocazione dei professori in aspettativa comporta un onere di spesa pubblica (matura l’anzianità, il TFR,  …).

 

La conseguenza è  semplice ed ineluttabile: bye bye doppio mandato per i professori universitari!

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Maggio 2019 10:59
 
BUROCRAZIA vs. BUROCRAZIA (QUANDO I RICERCATORI FANNO SUL SERIO) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 03 Maggio 2019 07:15

Ogni volta speriamo non succeda. Eppure, anche stavolta, l’Amministrazione del CNR si è dimostrata impreparata di fronte ad un evento annunciato da più di un mese e così lo sciopero bianco proclamato il 18 marzo dall’Assemblea di Ricercatori e Tecnologi di Napoli ed estesosi nella maggioranza degli Istituti nazionali ha prodotto i suoi primi effetti concreti.

In molti Istituti e, immaginiamo, nell’Amministrazione Centrale, ieri la fibrillazione ha toccato livelli record: messaggi di Direttori al personale in cui si annunciano e ritirano disposizioni; messaggi delle Amministrazioni locali alle Direzioni, messaggi delle Direzioni locali alla Direzione Generale, tutti a chiedere come procedere con le autocertificazioni pervenute. Un rimpallo di compiti e responsabilità sintomo dell’impreparazione che regna. Uno stallo che rischia di danneggiare i Tecnici e Amministrativi con il blocco della contabilizzazione dei buoni mensa, laddove, per ricercatori e tecnologi, il contratto recita in maniera inequivocabile che i buoni mensa vanno attribuiti a seguito di autocertificazione del personale stesso (comma 6, art. 5 del CCNL del 2002, una previsione del tutto ignorata dalla gran parte delle amministrazioni). Non ci meraviglierebbe se questo stato confusionale conducesse a decisioni azzardate delle Direzioni o Amministrazioni locali, come l’omissione della trasmissione della presenze autocertificate, un comportamento passibile di denuncia per violazione del contratto e pertanto un palese abuso di ufficio.

La verità è che un gesto semplice quale il rispetto pedissequo del Contratto di lavoro basta per mettere a nudo l’entropia amministrativa che regna nell’Ente in cui regole oscure, inapplicabili, illogiche, spesso trasmesse oralmente, vengono attuate in mille modalità differenti, generando un groviglio inestricabile che si cerca di dipanare in poche ore. Per tale motivo, il gesto semplice diventa rivoluzionario e, nel trionfo del paradosso, la burocrazia stessa l’arma per mettere in ginocchio un Ente incartocciato fino all’osso nella burocrazia, che pretende di inglobare nel cartoccio anche la ricerca con circolari illegittime, irrazionali ed incompetenti.

Per questo è il momento di dare la spallata finale a questo groviglio perverso. L’alta adesione allo sciopero è l'elemento fondamentale perché ciò avvenga. Invitiamo vivamente chi ancora non ha aderito allo sciopero bianco a farlo con immediatezza, comunicando la decisione a Direttore di Istituto e per conoscenza a Direttore generale, utilizzando o adattando secondo la propria situazione lo schema disponibile al seguente link su www.ilnostrocnr.it

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Maggio 2019 07:25
 
Il tavolo da tressette PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 11 Aprile 2019 14:46

Come troppo spesso sta accadendo, il tavolo di confronto tra le OO.SS. e l'Amministrazione Centrale sta partorendo il classico topolino. E' l'esito scontato di una dialettica tra una struttura verticistica che ragiona con criteri suoi indipendenti dalla realtà che dovrebbe guidare, e pseudo-rappresentanti dei lavoratori che, cullandosi indegnamente sugli allori del passato, quando non vanno a braccetto con il potere mostrano tutte le spuntatissime ma scintillanti armi di cui sono dotate.

Il mondo è cambiato, e anche il modo di protestare segue il passo. La clamorosa iniziativa dello sciopero bianco proclamato autonomamente dall'Assemblea dei Ricercatori di Napoli contro le circolari 6 e 9, che tanto scompiglio sta generando presso l'Amministrazione Centrale, dimostra che anche le armi di chi a ragione rivendica i suoi diritti contro una controparte sorda a qualunque dialogo cono cambiate di conseguenza. Il movimento di ricercatori di Napoli ci insegna che la protesta viaggia sulle mailing list, sui gruppi di discussione; su Whatsapp! Coinvolge realmente i lavoratori che non hanno dei veri e propri rappresentanti ma colleghi di buona volontà e maggiore spirito di iniziativa che decidono temporaneamente di dedicare più tempo alla protesta. Tutti però sono impegnati, chi con le proposte, chi con i contatti esterni, chi con il lavoro pratico, e tutti si sentono e sono parte attiva di una stessa battaglia. Non deve meravigliare che i risultati si vedono: un'adesione record allo sciopero (e siamo solo agli inizi) e media che si interessano ai problemi dei ricercatori: la miscela esplosiva ideale per mettere in ginocchio l'arroganza dell'Amministrazione Centrale. Se sortirà gli effetti desiderati si vedrà.

Le prese di distanza, esplicite ed implicite, delle OO.SS. dallo sciopero bianco le accomunano all'Amministrazione Centrale in termini di lontananza dalla parte attiva dell'Ente, i suoi lavoratori, che dovrebbero invece rispettivamente tutelare e guidare. Manifestano il timore di perdere poteri e privilegi che non si rendono conto di avere già straperso. Rivelano lo stato preistorico delle loro strutture destinate purtroppo a scomparire se non si adegueranno ai tempi.

E' evidente come ormai le trattative al tavolo abbiano come unico esito quello di dargli una spolveratina tra una partita di tressette e l'altra, magari accompagnate da un buon bicchiere di vino e qualche battuta salace su quegli sfigati di ricercatori che si agitano, e dal topolino partorito che si guadagna così la sua razione di formaggio.

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Aprile 2019 19:29
 
Lo sciopero è un diritto dei lavoratori e non dei sindacati PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 11 Aprile 2019 14:39

Decenni di elaborazione giurisprudenziale e dottrinale sembrano svaniti nelle considerazioni lette nei comunicati, ufficiali e ufficiosi, del più grande sindacato italiano.

Lo sciopero come diritto delle OOSS è una tesi che trova consenso negli ordinamenti corporativi (ad esempio, in quello fascista italiano) ma che viene aborrita prima di tutto dai sindacati, quindi dalla legge (in particolare, quella sui servizi pubblici essenziali, l. 146/90)).

“Deve escludersi che tale titolarità (dello sciopero, ndr) spetti alle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Ed, infatti, lo sciopero può essere praticato anche da gruppi spontanei di lavoratori non organizzati in sindacato – eventualmente in polemica con questo e sarebbe del tutto arbitrario escludere tale ipotesi dalla tutela predisposta dall’art. 40 Cost.” (Giugni, Manuale di diritto sindacale, Bari, 2014, 262-263).

Risalente nel tempo è anche la tesi, sostenuta da una OOSS ma che ci si aspetterebbe piuttosto fatta propria dal datore di lavoro, secondo cui non vi sarebbe un danno proporzionale AI LAVORATORI. Più esattamente: “Chi aderisce allo sciopero dovrebbe avere piena consapevolezza e direttamente e personalmente "subirne le conseguenze". Non percepire il salario e il buono pasto riferito al o ai giorni per i quali si fa sciopero..”. Ad avviso di questo sindacato, quindi, o il lavoratore subisce anche lui un danno economico al pari del datore o lo sciopero è legittimo, una sorta di equivalenza in altre parole.

Si tratta della tesi prevalente in dottrina e giurisprudenza fino al 1980 (sic!) quando la Cassazioni chiarì che l’unico limite allo sciopero è dato dalla legge (come accade nei servizi pubblici essenziali e come recita l’art. 40 della Costituzione) ovvero dal danno alla produttività, vale a dire l’eliminazione della capacità produttiva del datore (come accadrebbe se si scioperasse senza spegnere correttamente i macchinari, ad esempio).

Viceversa, non costituisce oggi un limite allo sciopero l’arrecare il maggior danno possibile al datore di lavoro con il minor costo per i lavoratori. Anzi, maggiore è il danno al datore (anche in termini di disagi organizzativi, ovviamente, e minore il costo degli scioperanti, più lo sciopero può dirsi riuscito.

Questa è la tesi e della dottrina e della giurisprudenza che da Cass. 30/1/80 n. 711, , senza eccezioni…, hanno affermato tali principi.

Lo afferma infatti sempre il compianto Gino Giugni che ricorda come “l’entità del danno…. Non è elemento di qualificazione dello sciopero come legittimo o meno … in quanto lo sciopero consiste nella non esecuzione dell’obbligazione scaturente dal contratto di lavoro (op. cit., pag.279-280-281) la differenza è sul tipo di danno non sulla quantità di danno inferto. “.

Pertanto, vengono dalla giurisprudenza e dottrina (Giugni, Ghera, Di Majo, per citare i più rilevanti; contra, CGIL) considerati legittimi gli scioperi cd. anomali, che producono un ingente danno al datore ma un minimo danno al lavoratore.

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Aprile 2019 19:30
 

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